ERA NERA, NERISSIMA. MA POI HANNO BUSSATO ALLA PORTA Erano le 11:30 di un venerdì e, come ogni mattina, mi feci i cento metri di corridoio che separavano la mia aula da quella di mio cugino, il PiKe, al dipartimento di matematica. Sapevo che a quell’ora l’avrei pizzicato sulla panchina di fronte all’aula 11, o al bar attiguo, assieme a qualche amico. Quando arrivavo, puntualmente, li trovavo a parlottare di calcio, delle purghe di Totti, di qualche gol rubato o in fuorigioco. A me interessava solo la Formula 1, di calcio non ci ho mai capito un cazzo e allora, forse per solidarietà, alzavano l’asticella e i discorsi viravano all’altezza della fica , che di solito metteva tutti d’accordo. A proposito, in quel gruppetto, di cui anch’io m’ero ritrovato a far parte, gravitavano cinque o sei ragazze, di cui due o tre assai carine. Me n’ero accorto io, ma se n’era accorto pure il PiKe, il quale commentava con rigore ogni culo che gli sfilava sotto il naso. Ma commentare era u...