La storia la fanno i personaggi.
Interpreti d'un mondo opaco confinato in una bolla.
Io sono quello che rompe quella bolla: perché il loro mondo si mesca al nostro, fatto di colori, amori, e pistolettate fumanti.
Come quella di tutti i verbi, la forma base di "amare" è l'infinito, però più che per qualunque altro verbo, il modo ne definisce anche la durata. L'amore, infatti, è un po' come la stipula di un contratto a tempo indeterminato. Se indietreggia, era senz'altro qualcosa, sì, di rispettabilissimo, tangibile, mortale e ahimè...d'altro. E più di ogni altro verbo, chi ama è tenuto a coniugarlo, perchè anche l'amore più teorico esige che lo si declini. Prevede radici che lo ancorino e desinenze che lo plasmino; necessita di pronomi che lo dettaglino, scongiurando che la promiscuità mescoli un "tu" a una "lei" e un "noi" sciaguratamente diventi un "voi". È curioso che coniugando il verbo essere al presente, a "noi" segua "sì-amo". Un forte (A)bbraccio, (A)micheTTo mio...
Prendersi cura di qualcuno è comunque un atto di amore. Poi, l'amore, può assumere livelli diversi di intensità. Farlo completamente è forse un'attività ideale, da sogno. Perché il prendersi cura a tutto tondo coinvolge ogni stadio del benessere psicofisico. Nessun aspetto escluso. E nella realtà ognuno di noi manca in qualcosa che per l'altro potrebbe essere essenziale. E allora, dobbiamo essere indulgenti, nei confronti nostri e degli altri, e dare il massimo di quello che possiamo dare. Tanto o poco, purché sia davvero il nostro meglio.
Stavo pensando alla (T)ua chiusa. E se infilassimo un accento in "sì-amò!"? Sarebbe l'apocope di un amore ch'è lì per affermare, e affermarsi...
Ci fu un tempo in cui m'ero quasi convinto d'essere un uomo intelligente. Poi, conobbi l'amore . Dunque mi convinsi d'essere un uomo felice. Poi, conobbi la vita. Allora mi trovai un tetto. Oggi, sono un viandante. ENGLISH VERSION
Il film maledetto di Federico Fellini Questa è la storia di un film. Ma non uno qualunque. Uno con budget da capogiro e attori in lizza per il ruolo di protagonista del calibro di Mastroianni, Peck, McQueen, Newman e Tognazzi. La direzione dei lavori? Affidata al più blasonato dei registi in circolazione, con tre statuette hollywoodiane (saranno cinque, a fine carriera) a cui delegare le presentazioni. Questa è la storia di un film ove si intrecciano la realtà e il peccato, la depressione, la morte e l'aldilà, la superstizione, ma soprattutto il sogno, che brucando oltre la mente si fa incubo. Cominciamo il racconto da una località balneare, da una abitazione e da un uomo azzimato che siede in veranda. La località è Fregene, dove l'uomo si è trasferito da poco assieme alla moglie; prima vivevano a Roma, in un attico di lusso al quartiere Parioli: civico 141 di via Archimede. L'uomo seduto in veranda non è solo azzimato, ma è pure robusto e con la capigliatura folta pet...
Tutto inizia. Il meglio finisce: perché mai diventi il peggio. [ Post Scriptum ] La riflessione di cui sopra prende spunto da certi rapporti sentimentali. Rapporti ove la passione e globalmente l'amore sembrano destinati all'immortalità. Tuttavia, talvolta, anche quei rapporti che parevano indissolubili, speciali, sono destinati a finire. Il tempo logora . Il tempo sa come rendere l'impossibile, plausibile. E quando la passione è stata travolgente, parimenti, anche la fine può confluire in azioni contrastanti, esasperate... Ci si vomita addosso di tutto, specie quando una delle parti è ancora fortemente innamorata e, destabilizzata, si vede cadere il mondo addosso. Ecco, quando un rapporto è stato davvero importante, credo che la mossa più ragionevole sia quella di proteggerne la memoria e scovare la forza, in qualche modo, di fermarsi un attimo prima: Perché mai (ciò che a un tempo fu il meglio) diventi il peggio .
Non so cantar lodi alla luna, se non rischiara il tuo ventre. Disconosco il mare e le impavide sue onde, se non accarezzano la nudità dei tuoi fuscelli. Non ho versi da dedicare al sole, se non scotta la mia pelle, spilla il mio sudore o m'affanna il respiro. Sono uno che non sa scrivere che di se stesso, di quello che brucia, fa male, o godere. A conti fatti, sono un opportunista . Delle emozioni.
Scena al lago di Fogliano Ho voglia di farvi leggere un mio brano, tratto dal romanzo giallo che ho pubblicato meno di un anno fa: MORTE DI UNA COMMESSA . Mesi or sono, scrissi un post dove ne raccontavo il dietro le quinte , chi avesse voglia di leggerlo, e di leggermi, questo è il link alla pagina: MORTE DI UNA COMMESSA . Nonostante il romanzo sia un giallo, all'interno ho inserito una trama secondaria, romantica, introspettiva e passionale, che culminerà nelle ultimissime pagine. I protagonisti della narrazione sono il commissario MASSIMO DEL MONACO e la dottoressa KRISS TERZI, medico legale. Il capitolo che ho scelto di farvi conoscere, comincia con Massimo che raggiunge Kriss in un luogo incantevole dell'Agro Pontino: il lago di Fogliano. I due non si conoscono da tanto, ma tra di loro c'è un magnetismo raro. È in questa scena che, il loro rapporto, cambierà inesorabilmente. Mi auguro che, in qualche modo, vi piaccia.
Amore. Punto e taglio In certi frangenti incerti , ero sopraffatto dal terrore che tu mi facessi soffrire, che mi scoccassi una di quelle tue parole appuntite, e avvelenate. Dicevi il vero. Ma quello che mi stordiva, inebetiva e faceva male, non era la caratura delle accuse , ma l'esternazione delle stesse. Mi domandavo, incredulo, come potesse una donna che si dichiarava innamorata, risultare così ferale contro l' oggetto del proprio amore. Ci vollero alcuni anni, ma capii: era necessario. Quelle parole, quel veleno, le mie lacrime. Era tutto necessario. Senza, non avresti potuto uccidere il mio amore, e liberarmi.
Concordo, ma solo chi ama può prendersi cura dell'altro.
RispondiEliminaCerto Gus, occorre dell'amore per scegliere di prendersi cura di qualcuno.
EliminaTi ringrazio e ti auguro un sereno fine settimana.
Come quella di tutti i verbi, la forma base di "amare" è l'infinito, però più che per qualunque altro verbo, il modo ne definisce anche la durata.
RispondiEliminaL'amore, infatti, è un po' come la stipula di un contratto a tempo indeterminato.
Se indietreggia, era senz'altro qualcosa, sì, di rispettabilissimo, tangibile, mortale e ahimè...d'altro.
E più di ogni altro verbo, chi ama è tenuto a coniugarlo, perchè anche l'amore più teorico esige che lo si declini.
Prevede radici che lo ancorino e desinenze che lo plasmino; necessita di pronomi che lo dettaglino, scongiurando che la promiscuità mescoli un "tu" a una "lei" e un "noi" sciaguratamente diventi un "voi".
È curioso che coniugando il verbo essere al presente, a "noi" segua "sì-amo".
Un forte (A)bbraccio, (A)micheTTo mio...
Prendersi cura di qualcuno è comunque un atto di amore. Poi, l'amore, può assumere livelli diversi di intensità. Farlo completamente è forse un'attività ideale, da sogno. Perché il prendersi cura a tutto tondo coinvolge ogni stadio del benessere psicofisico. Nessun aspetto escluso. E nella realtà ognuno di noi manca in qualcosa che per l'altro potrebbe essere essenziale. E allora, dobbiamo essere indulgenti, nei confronti nostri e degli altri, e dare il massimo di quello che possiamo dare. Tanto o poco, purché sia davvero il nostro meglio.
EliminaStavo pensando alla (T)ua chiusa. E se infilassimo un accento in "sì-amò!"? Sarebbe l'apocope di un amore ch'è lì per affermare, e affermarsi...
Un forte (A)bbraccio, (A)micheTTa mia...