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Il viaggio di G. Mastorna - Il film maledetto di Federico Fellini
Il film maledetto di Federico Fellini Questa è la storia di un film. Ma non uno qualunque. Uno con budget da capogiro e attori in lizza per il ruolo di protagonista del calibro di Mastroianni, Peck, McQueen, Newman e Tognazzi. La direzione dei lavori? Affidata al più blasonato dei registi in circolazione, con tre statuette hollywoodiane (saranno cinque, a fine carriera) a cui delegare le presentazioni. Questa è la storia di un film ove si intrecciano la realtà e il peccato, la depressione, la morte e l'aldilà, la superstizione, ma soprattutto il sogno, che brucando oltre la mente si fa incubo. Cominciamo il racconto da una località balneare, da una abitazione e da un uomo azzimato che siede in veranda. La località è Fregene, dove l'uomo si è trasferito da poco assieme alla moglie; prima vivevano a Roma, in un attico di lusso al quartiere Parioli: civico 141 di via Archimede. L'uomo seduto in veranda non è solo azzimato, ma è pure robusto e con la capigliatura folta pet...
Tutto inizia. Il meglio finisce. Perché mai diventi il peggio.
Tutto inizia. Il meglio finisce: perché mai diventi il peggio. [ Post Scriptum ] La riflessione di cui sopra prende spunto da certi rapporti sentimentali. Rapporti ove la passione e globalmente l'amore sembrano destinati all'immortalità. Tuttavia, talvolta, anche quei rapporti che parevano indissolubili, speciali, sono destinati a finire. Il tempo logora . Il tempo sa come rendere l'impossibile, plausibile. E quando la passione è stata travolgente, parimenti, anche la fine può confluire in azioni contrastanti, esasperate... Ci si vomita addosso di tutto, specie quando una delle parti è ancora fortemente innamorata e, destabilizzata, si vede cadere il mondo addosso. Ecco, quando un rapporto è stato davvero importante, credo che la mossa più ragionevole sia quella di proteggerne la memoria e scovare la forza, in qualche modo, di fermarsi un attimo prima: Perché mai (ciò che a un tempo fu il meglio) diventi il peggio .
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Opportunista emotivo
Non so cantar lodi alla luna, se non rischiara il tuo ventre. Disconosco il mare e le impavide sue onde, se non accarezzano la nudità dei tuoi fuscelli. Non ho versi da dedicare al sole, se non scotta la mia pelle, spilla il mio sudore o m'affanna il respiro. Sono uno che non sa scrivere che di se stesso, di quello che brucia, fa male, o godere. A conti fatti, sono un opportunista . Delle emozioni.
L'incontro "particolare" tra Massimo e Kriss, al lago di Fogliano
Scena al lago di Fogliano Ho voglia di farvi leggere un mio brano, tratto dal romanzo giallo che ho pubblicato meno di un anno fa: MORTE DI UNA COMMESSA . Mesi or sono, scrissi un post dove ne raccontavo il dietro le quinte , chi avesse voglia di leggerlo, e di leggermi, questo è il link alla pagina: MORTE DI UNA COMMESSA . Nonostante il romanzo sia un giallo, all'interno ho inserito una trama secondaria, romantica, introspettiva e passionale, che culminerà nelle ultimissime pagine. I protagonisti della narrazione sono il commissario MASSIMO DEL MONACO e la dottoressa KRISS TERZI, medico legale. Il capitolo che ho scelto di farvi conoscere, comincia con Massimo che raggiunge Kriss in un luogo incantevole dell'Agro Pontino: il lago di Fogliano. I due non si conoscono da tanto, ma tra di loro c'è un magnetismo raro. È in questa scena che, il loro rapporto, cambierà inesorabilmente. Mi auguro che, in qualche modo, vi piaccia.
Un punto, per ogni taglio
Amore. Punto e taglio In certi frangenti incerti , ero sopraffatto dal terrore che tu mi facessi soffrire, che mi scoccassi una di quelle tue parole appuntite, e avvelenate. Dicevi il vero. Ma quello che mi stordiva, inebetiva e faceva male, non era la caratura delle accuse , ma l'esternazione delle stesse. Mi domandavo, incredulo, come potesse una donna che si dichiarava innamorata, risultare così ferale contro l' oggetto del proprio amore. Ci vollero alcuni anni, ma capii: era necessario. Quelle parole, quel veleno, le mie lacrime. Era tutto necessario. Senza, non avresti potuto uccidere il mio amore, e liberarmi.

Breve e intensa lirica, sensuale ed elegantemente composta. 👏👏
RispondiEliminaGrazie, mi fa piacere ti sia gradita.
RispondiEliminaMani che possono oltremodo... E mani che ripugnano.
Buongiorno Max, quando una persona ha la coscienza pulita, le mani non peccano, mai, perché quando c'è il vero amore non si pecca mai, buona giornata a te e famiglia Max 🤗
RispondiEliminaTi ringrazio innanzitutto per il graditissimo intervento: la vedo esattamente come te. E' la purezza dei sentimenti che rende possibile qualsivoglia gesto, e senza macchia alcuna.
EliminaBuonissimo fine settimana, a te e famiglia.
Il pregio di una lirica è essere matematicamente precisa: al millimetro, o meglio, alla sillaba.
RispondiEliminaIn questa (T)ua, impaginata con la centratura, è riconoscibilissimo un triangolo perimetrabile tra le parole: Libere, bramate e lì.
E mentre alla "base" del concetto, c'è l'idea che chi che è conquistato paradossalmente acquisti, proprio da quel momento, la libertà di precludere a chiunque altro la stessa impresa, "lì" è quel vertice che, nella sua brevità, le conferisce statura.
(T)i do un (A)bbraccio per ripassare il (C)erchio.😝
Esattamente, (A)micheTTa cara. Ed è proprio questo il motivo per cui (sul mio blog) ho scelto il font di colore rosso per le tre parole che hai centrato: Libere, bramate, lì. Basta questa terna per circoscrivere il senso dei miei pochi versi.
Elimina(T)i lascio il mio (A)bbraccioTTo (A)ccerchiatore... 😎