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Tutto inizia. Il meglio finisce. Perché mai diventi il peggio.

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Tutto inizia. Il meglio finisce. Perché mai diventi il peggio.




M.
(L'uomo dei difetti...)

[Post Scriptum]

La riflessione di cui sopra prende spunto da certi rapporti sentimentali. Rapporti dove la passione e globalmente l'amore sembrano destinati all'immortalità.  Tuttavia, talvolta, anche quei rapporti che parevano indissolubili, speciali... Sono destinati a finire. Il tempo logora. Il tempo sa come rendere l'impossibile, plausibile. E quando la passione è stata travolgente, parimenti, anche la fine può confluire in azioni contrastanti, esasperate... Ci si "vomita" addosso di tutto, specie quando una delle parti è ancora fortemente innamorata e destabilizzata si vede cadere il mondo addosso... Ecco, quando un rapporto è stato davvero importante, credo la giusta intenzione sia quella di proteggerlo, e in qualche modo, trovare la forza di fermarsi un attimo prima: "Perché mai (ciò che a un tempo fu il meglio) diventi il peggio".

Il vecchio, e il ragazzino.

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Latina, 5 Novembre 2014,  Mercoledì

Al vecchio brillarono gli occhi.     Si fecero zuppi e il verde dell’iride parve striarsi d’azzurro, come il colore che alle volte prende il mare. Era sempre così quando qualcuno o qualcosa gli riavvolgeva il nastro dei ricordi.    Se ne stava appollaiato a un margine del marciapiede quando il ragazzino gli porse il piccolo fagotto avana. Il mezzo sigaro fluttuava tra le labbra, inquieto. La schiena, arcuata, trovava sostegno contro un lampione. Lo stesso che, a un tempo, illuminava le vetrine della Standa.    Eh, già… Perché una volta là c’era la Standa che occupava il pianterreno e il primo piano del palazzo, mentre all’ultimo, ci abitava lui. Ma solo come pied-à-terre, perché lui, il vecchio, di appartamenti non ce ne aveva mica uno solo. Così come di Maserati. Attraversata la strada, a pochi passi sulla sinistra c’era Piazza del Popolo, con la torre dell’orologio, la palla e la fontana, e i piccioni. Una pioggia di piccioni. Le mamme e i nonni ci por…

L'incontro a casa del ragazzo col trolley verde. L'uomo alto vestito di nero. [stralcio III]

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La portiera si spalancò in due tempi.
   Un piede fuori dall’abitacolo, poi un balzo e la sagoma del passeggero senza parapioggia stagliava autorevole sull’asfalto viscido.
  Il motorino d’avviamento prese a gemere, poi un raschio stridulo e la vettura tornò in moto.
   Chiuse la portiera.
  Sollevò una mano e l’accostò alla fronte, a piombo, per pararsi gli occhi dalla pioggia. Tentò di guardarsi attorno. Dunque, annuì. Con un cenno del capo, e una smorfia delle labbra.
   Sorridendo diede due colpetti col palmo di una mano sul tettuccio umido del tassì bianco, a mo’ di saluto.
   Il conducente inserì la freccia, sollevò il pedale dalla frizione e gli rispose con un colpo sul clacson, e uno sul gas.
   Aggirò una pozzanghera e salì sul marciapiede. Quattro falcate e lo sguardo gli si era già posato sull’elenco illuminato dei condomini menzionati sul citofono. 
   Terza fila verticale. Terzo pulsante.
   Lo premette. 
   L’altoparlante gracchiò, e una voce maschile si distinse a stento nel caco…

Cosa conta davvero ?

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Ci sono giorni in cui, l'umore, prende i colori del cielo. Oggi, è uno di quei giorni. Solitari. Malinconici. E malinconico, mi raffiguro.
E allora, guardi fuori...
   La pioggia impatta contro le vetrate come raffiche di chiodi già spuntati, usati. Certo, sai che pungono, ma che meno capaci, penetrano...
La vedi sbattere violenta, e poi arrendevole, scivolare via...
<< E' una buona cosa! >>, direbbe qualcuno.
Non poi tanto, per me. Io ho bisogno di botte forti, di lacerazioni che mi facciano vibrare perché uniche, non sono per le raffiche blande... Sarà perché dopo aver provato l'accelerazione di gravità della Luna, quella della Terra, "t'appesantisce"... Mentre vorresti solo fluttuare...
Perché certi voli non saprebbero proprio come poter essere per tutti, e non si possono smettere come se mai avessero decollato.
E rivedi le tue giornate monche...
   Avresti voluto abbandonare tutto, uscire al gelo col vento di traverso a tagliarti il volto, le labbra, …

L'ultimo Cavaliere.

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Allorquando il sentimento s'avvinse alla purezza, 
e il desiderio fu scevro dall'inganno, 
quel cuore conobbe l'(A)more, ed erudito divenne scrigno. 

Tra fremiti slacciati e languidi, 
il cavaliere le si sedette accanto, 
e calata la notte, 
ella lo rese dotto, 
e dalla gioia poi, il pianto... 


M.
(L'uomo dei difetti...)


[Post Scriptum]    Spesso mi è stato domandato del perché io utilizzassi in talune occasioni le parentesi tonde.
L'arcano è presto svelato. Si tratta di una notazione che chiamo: Notazione parentetica
Un vezzo per taluni. Di grande enfasi, per me. Le parentesi tonde vanno considerate alla stregua di due BRACCIA FORTI e allo stesso tempo DELICATE che PROTEGGONO l'oggetto del loro abbraccio.    Scelsi questa notazione molto tempo fa per argomentare la differenza, a mio avviso, in essere, tra (A)micizia e (a)micizia; ne venne altresì fuori una "interessante" riflessione. Fondamentalmente serve per dar enfasi ad una parola o concetto. Per inciso: &q…

L'uomo che non c'era.

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   Trova tre persone che la vedano come te.
Se ti sarà riuscito di farlo in fretta, allora, esse, a loro volta, ne troveranno altre tre ciascuna che saranno d'accordo con te.
   Prima del tramonto sarete già in tredici.
E così, un ramo avanti l'altro, allorché del pollastro ne udirai il salmodiare.
Prima che l'alba t'intimorisca gli occhi, una folla, tutt'intorno, t'avrà già accerchiato.
E tutti la vedranno come te.

Allorquando il granello divenne mucchio,
il mucchio di te fece granello,
e delle tue idee un fascio.


   Non più l'uno sarà difforme dall'altro.
Quel giorno, tu sarai un uomo comune. 
   Ma se ti sarà riuscito difficile trovar anche un sol unod'accordo con te... Della tua veste scevro, discosto da quel mucchio, più nudo dell'amplesso che t'offusca, all'attività che è fendente, avrai dato vita.    Quel giorno, tu avrai cominciato a pensare.
Quel giorno, avrai scelto il mito.


M.
(L'uomo dei difetti...)

Il carbone, e la befana.

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Ero solo un ragazzino...    Mi piaceva da morire il carbone. A tocchi, dolce. Quello che trovi nelle calze preconfezionate. O meglio, quello che trovavano i più fortunati. A me, non capitava mai. E questo mi dispiaceva, e non poco. Per i miei cuginetti, invece, era un appuntamento fisso. E quando non mi riusciva di rubarglielo,  lo assaggiavo da loro.
   In famiglia facevo il discolo di proposito perché così m'avevano raccontare di fare. Eppure, niente. Non m'arrivava mai.
   La mia sorellina che era più grande di me, diceva:
<< Il carbone sta dentro le calze piccole che si comperano alle bancarelle. A te, invece, la befana, porta la calza gigante, piena zeppa di cose buone, di che ti lamenti! >>.
   "Sarà...", mi dicevo. In effetti, ad esser grande era grande, ma... Il carbone, neanche a pagarlo.    A distanza di anni, da buon viandante, ci ho voluto riprovare.   La scorsa notte ho conosciuto una persona mentre rincasavo a piedi, a due passi dal tratto discen…

Il Viandante, e il Sognatore.

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Mi piace la dolcezza, e mi piace non doverlo nascondere. Mi piacciono le persone affabili, e pulite. Mi piacciono le persone che non si nascondano dietro un dito che diventi una mano, che diventi l'imponderabile formato tangibile. Mi piacciono le persone trasparenti, e non mi riferisco alla figura. Mi piacciono le persone lontane dai riflettori, e dagli intrallazzi. Mi piacciono le persone che quando ti pensino guardino fuori dalla finestra alla ricerca di un piccione, e che poi lo seguano, innamorate, con gli occhi. Mi piacciono le persone per le quali le parole non siano il frutto del solo calcolo combinatorio applicato all'insieme delle lettere dell'alfabeto. Mi piacciono le persone che a labbra serrate sappiano come farti sentire unico, tra i tanti d'un mazzo.Mi piacciono le persone che sappiano come lasciare il mondo fuori, e con un gesto, puro, e non rubato, sappiano trasformare le lacrime in stille di vita. Mi piacciono le persone per le quali venga prima io, e …