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MORTE DI UNA COMMESSA (bonus Capitolo 2) - GIALLO ITALIANO

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  Romanzo: MORTE DI UNA COMMESSA 2 Sabato | ore 18:00 La BMW del commissario Massimo Del Monaco arrivò al semaforo giallo in fondo al Pantanaccio con il lampeggiante acceso. Il climatizzatore, regolato alla massima potenza, ghiacciava i vetri che, intimiditi dagli altoparlanti, tremavano indefessi. La batteria di Ulrich aveva appena tuonato sull’arpeggio in MI minore di Nothing Else Matters: la voce sporca di James Hetfield si diffuse nell’abitacolo.  So close no matter how far Couldn't be much more from the heart Forever trusting who we are And nothing else matters Gettò un’occhiata furtiva all’incrocio e svoltò a sinistra pestando violentemente sull'acceleratore.   La carreggiata era stretta e alberata: una schiera di eucalyptus frangivento svettavano lungo i margini, scortando la strada per oltre quattro chilometri fino all’innesto con l’Appia. Proseguì a velocità sostenuta per un bel pezzo. Dopo il capitello votivo, sollevò il piede dal gas viaggiando a ...

MORTE DI UNA COMMESSA (dietro le "quinte")

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Dietro le quinte de "MORTE DI UNA COMMESSA" Anni or sono andai a trovare un mio vecchio insegnante delle scuole superiori. Era un quarantenne alto, sportivo, che portava una barba color tabacco che gli adornava il volto in modo arruffato, dando l'impressione d'essere un tutt'uno col groviglio di capelli che gli copriva la testa. Ma soprattutto era un matematico e abile programmatore: un fuoriclasse in ambo gli ambiti. Eccentrico, sarcastico e spesso al centro di accese diatribe che non risparmiavano il corpo docente. Per me era il numero uno: ho imparato più da lui che da qualsiasi altro; ed ero sempre dalla sua parte, anche quando questo significava remare contro la maggioranza, studenti o insegnanti che fossero. Diventammo amici, tant'è che, a conclusione degli studi, mi invitò a casa sua per mostrarmi quella che aveva ribattezzato la stanza sacra , ovvero lo studio ove lavorava ai suoi progetti e nel quale trascorreva il tempo migliore. Al centro della gros...

La strana morte di Edgar Allan Poe (parte II)

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Il Corvo di Edgar Allan Poe (illustrazione di Gustave Doré) Come abbiamo visto nella prima parte , il 27 Settembre 1849 , il vedovo Edgar Allan Poe deve recarsi a New York per sbrigare alcune faccende. Il matrimonio con la sua prima fiamma ( Sarah Elmira Royster )   è già stato programmato e verrà celebrato al suo ritorno. La donna, per amore di Poe,  ha scelto di rinunciare a una grossa fetta del patrimonio ereditato dal defunto marito.   Si imbarca quindi sul battello che collega Richmond (Virginia) a Baltimora (Maryland) e che arriverà in perfetto orario il giorno seguente ovvero il 28 Settembre.     A quel punto si perdono le tracce. Per  cinque giorni, del famoso scrittore non si saprà (ufficialmente) un bel niente. Buio pesto.     La famiglia lo ritroverà grazie a un biglietto che un certo signor Walker invierà al Dr. J.E. Snodgrass  (medico e amico di Poe) di Baltimora: << Caro signore, c'è al Ryan's 4th W...

La strana morte di Edgar Allan Poe (parte I)

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Edgar Allan Poe Baltimora. Nosocomio universitario. Secondo piano. 5 Ottobre 1849.      << Reynolds! >>, urlava il moribondo in preda al delirio. << Oh, Reynolds... >>, si contorceva nel letto con gli occhi infossati, i capelli corvini e il volto pallido.   Gli sguardi dei medici s'avvicendavano in circolo, spaesati.    Quell'uomo stava per andarsene. Era chiaro. Ma il punto era un altro: perché? Come c'era finito in quel letto d'ospedale e in procinto delle nozze? Con indosso un pantalone (più largo d'oltre due taglie) di gabardine da quattro soldi, un paio di scarpe consunte e un cappellaccio da spaventapasseri.     Chi era quell'uomo? E soprattutto, chi era Reynolds?    L'uomo è  Edgar Allan Poe . Uno dei più grandi e influenti scrittori americani e padre indiscusso della letteratura poliziesca (o del Giallo, come solo in italia si usa), filone inaugurato con il racconto  I Deli...

L'incontro

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L'incontro  Questo non è solo un racconto: è soprattutto un omaggio. A chi m'ha messo al mondo, dato il cognome e che non ha fatto neanche in tempo a leggerlo. Tutto quanto era tuo, l'hai  dato a me. Stavolta è per te. Aveva appena diciannove anni quando accompagnata dalla madre entrò nella bottega de L'ultimo ebanista.    Era un vero fuoriclasse, Gigi Del Monaco. Creativo quanto un mago, estroverso, ed eccentrico, come tutti gli artisti. Era uno di quelli che andava a simpatia. Empatia e simpatia erano quelle le chiavi per approcciare il suo mondo. Se non scattava nulla a livello empatico, non c'era verso di affidargli un lavoro. Approcciava una scusa, neanche ben imbastita, e tanti saluti.  Tempo cinque minuti, ed eri già alla porta.    Ma quella ragazza gli piaceva. Gli piacevano quegli occhioni vispi che non sapevano darsi pace, e si posavano ovunque. Ora su un'angoliera francese del settecento, ora su un pomposo settimino in...

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