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Visualizzazione dei post da Luglio, 2015

Quanta storia dietro un Vecchio.

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Ad ogni nuovo respiro... Si fa la storia. Immaginandomi al "capolinea", vorrei potermi voltare e abbandonarmi ad un'ultima illusione: Aver fatto della buona storia. Quella che state per leggere, in particolare, è una riflessione alla quale sono intimamente legato.    La scrissi qualche anno fa, a matita... E la scrissi per me.
Davanti, avevo il camino. 
Alle spalle, i trentacinque anni che m'avevano veduto bambino, ragazzo, uomo.
Intorno, solo l'abbraccio dei ricordi. 
   Lo sguardo, solo in parvenza perduto a discernere tra le fiamme il punto angoloso dalla cuspide. Avrei voluto, forse dovuto, esser nudo per godere appieno della proiezione che, "al di qua" dei miei occhi, s'andava saggiando...
   Ho provato ad immaginare il vecchio che potrei diventare...




Non conquisto nuove terre per recintarle. Le conquisto per conoscerle.

A me non importa se l'Amore impazzisce ancora per il mio odore, se ho gettato la spugna o se ho deposto le armi. Quello che conta è av…

Il gelo divise ciò che il cuore mai spazzò.

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   E così come dalla corrente che fu d’Agulhas 
guizzò fiero il solitone,
così il vento che dell’altro ne fu il trespolo,
subitaneo, soffiò stanotte…

   Perché se è vero che l’uno rifugge l’altro per l’onor d’un rigore,
e d’una carta che canta… Allora,
sulla frequenza io già accordato,
attendo e mi domando cosa mai intonerà
allorquando quel cremisi che pulsando impazza,
annegherà in lucciconi,
terre, lembi, e quel fido rigore…
E al cuor non basta l’ammucchiar figure che a un tempo narravano la gioia del leccarsi al tramonto. 
Ferite vere, e ricercati giacché scarlatti voluttuosi rivoli…

   E benché a tono di chiusura quanto la ragion sussurra…
Ciò che col gelo il pavido divise,
l’arroventato cuore,
risorgendo, mai spazzò… 

E di questo, oggi ne son certo,
quella carta, salmodiando, narrò…



M.
(L'uomo dei difetti...)

Al ventur lerciume l'uomo fu forgiato da quel senno, che poi, fu il (P)rimo.

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Talvolta getti l'ancora e ti soffermi a riflettere sulle vicissitudini della vita, anche le meno tangibili...
Talvoltati fai un'idea di una persona già il primo giorno, e dentro di te vorresti fosse sbagliata...
Tenterà di convincerti di essere diversa da come tu la vedi... 
E provi a crederle... E' anche giusto farlo.
   Tuttavia, a ogni piè, capita, fosse anche dall'imposta più tetra,  che la nuda verità s'affacci spavalda ad illuminar ragione...E ti rendi effettivamente conto di chi hai avuto davanti.
   Però, stavolta, ironia della sorte, la delusione sarà tutt'altro che longeva, non ne rimarrai stupito...
In fin dei conti, lo sapevi già.
M.
(L'uomo dei difetti...)
[Post Scriptum]
Per i graditi ospiti al mio umile desco, ho sintetizzato, in un aforisma a mo' di promemoria, crudo e non meno illuminante, la digressione di cui sopra.
"Al ventur lerciume l'uomo fu forgiato da quel senno,  che poi,  fu il (P)rimo."

L'uomo del dì feriale.

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   Se ti manca l'aria solo quando sei da sola... Non curartene, perché a mancarti non sono io. 
A mancarti è un'idea.
L'idea che di me ti sei fatta.

   Allora io ti dico: Apri le finestre, tutte!
   "E ancor prima che l'ultimo pertugio fu dischiuso,
 leggiadra e tronfia, ella tornò a respirare...  Come fosse già notte, come fosse già Sabato, notte."

   Ma era solo un altro dì.  Feriale.
E non era il mio.


M.
(L'uomo dei difetti...)
[

IL DANDY

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A due passi da Piazza del Popolo c’era la Standa.
Adoravo perdermici dentro. Il compartimento moda intavolava già dopo l’ingresso. Il piano terra era letteralmente disseminato da abiti e articoli di merceria. Per raggiungere la scala mobile d’accesso al secondo piano dovevi mettere in conto uno slalom tra manichini, lingerie e stampelle adornate e pesanti piazzate su supporti rotanti di metallo. 
   Nel solo reparto dei dischi ci stazionavo almeno un’ora. Poi, un salto al piano rialzato dei libri e il danno era bello che fatto. Entravo con gli occhiali da sole e all’uscita, era sempre notte.
   I libri della Standa non frusciavano come quelli delle librerie che ero solito frequentare. Affondavo il naso tra le pagine mentre le facevo scorrere a raffica e sapevano di buono. L’odore dei libri nuovi è uno di quegli odori che non sai mai come descrivere, ma che riconosceresti tra mille e uno e più effluvi.
Quel pomeriggio, c’era un bel sole.
Saranno state si e no le tre. Per non attendere l’a…