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I miei ricordi di Natale.

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Anche quest'anno, il Santo Natale è arrivato. E anche quest'anno, vi lascio in compagnia dei  miei ricordi da bambino. Sempre gli stessi, perché io mai fui più lo stesso. Ricordi di quando tutto era bello. Di quanto io e mia sorella Stefania scherzavamo, litigavamo e sorridevamo, entrambi, sulla stessa terra. Un nuovo anno non è solo un anno in più sul groppone, ma è anche un anno in meno che mi separa dal riabbracciarla. E allora, io lo rispetto, perché esso non m'è ostile.    Mi fa piacere offrirvi un'ideale calice di Bellavista e lasciarvi con qualche mio ricordo, intenso e denso perché pregno... Di me, in stille.





Ci fu un tempo che mi vide piccino…
Non saprei come parafrasarlo. Tuttavia, allorquando nostalgico, talora malinconico, mi ritrovo ad abbandonare il corso d’opera a favore della mia infanzia, alla mente, un solo mese, un solo luogo, e al corpo una sola percezione affiorano.
Dicembre, e il freddo, fuori.
I miei affetti di fronte al camino, al caldo, dentro.
  …

Chantal - un mese dopo.

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Chantal gli piombò alle spalle mentre sfilettavastoico il coregone che avrebbero desinato per cena, alla fiamma. 
   Un'occasione bramata e attesa fin troppo per il naso del commissario, per quel suo fiuto che nel taccuino dei sensi figura alla riga numero sei. E piovuta poi così, all'improvviso, quando pareva che nulla dovesse concretizzarsi.    La pasta fatta in casa già nell’acqua bollente e il pane nel forno, a tostare. Il Bellavista Saten al ghiaccio, il Vinnae di Silvio Jermann nella cantina climatizzata e il Barbaresco nel decanter, ma solo come rincalzo, perché con le donne non si sai mai.    Ah, be’... Questo il commissario lo aveva imparato. Le donne vanno, vengono, dicono che ti adorano e per suggellarlo spariscono, talvolta poi tornano con una storia neanche ben imbastita e, come da copione, pretendono tu ci creda. Perché le donne non hanno mai nulla da dimostrare. Le donne sono assiomatiche, le ami o cambi strada. Ah, le donne... Ebbene si, il commissario lo sapeva…

Un pomeriggio, all'improvviso.

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   Chantalirruppe nella mia vita in un giorno qualunque, durante un appostamento qualunque, in un luogo affatto qualunque.
  Sorvegliavo quell’androne e quelle imposte da tre giorni e quattro notti. Complici l’astinenza dalla nicotina, il rapporto ormai a distanza che avevo instaurato con il letto, la fame o il vento che soffiava la pioggia contro il parabrezza al ritmo di una Breda 37, che commisi l’errore che un buon poliziotto non dovrebbe mai commettere.
Lasciai che il più bel pezzo di femmina che avessi mai veduto uscire da un'auto, incrociasse e sostenesse per più di quattro secondi il mio sguardo.
   Quattro luridi secondi in senso assoluto possono significare un bel niente. Si tratta tutto sommato di un lasso temporale trascurabile, di un non nulla. Ma nella sottile dinamica dell’attrazione trai i sessi, il pacchetto dei quattro secondi segna il limite oltre il quale viaggia la sola perdizione. Dove tutto è possibile. Ma anche dove il paracadute non si apre mai. E allora, fu…

La credibilità del testimone (stralcio tratto da un progetto narrativo al quale sto lavorando: DELITTO IN GIACCA e CRAVATTA)

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Introduzione per comprendere la scena.

   Un tizio, un certo Sig. Pinto, telefona al 113 riferendo di aver veduto da "lontano" e da altezza ragguardevole, un uomo ben vestito, inerme sull'asfalto cocente d'Agosto, lungo una nota via di Latina.
Il Sig. Pinto è un operaio in forza all’acquedotto di Latina nord; il più alto serbatoio pensile dell’agro pontino. Curiosa forma a fungo, tipico dell’era post-fascista.
Il commissario Massimo Del Monaco, trasferito nuovamente a Latina dopo sette lunghi anni di assenza, è incaricato delle indagini. E la prima cosa che vuole fare, è dirigersi verso l’acquedotto, e verificare la storia del Sig. Pinto ovvero verificare che davvero dalla sua posizione si potesse osservare il corpo della vittima localizzato a circa 500 metri di distanza…

(...)

Il commissario attraversò le strisce pedonali e si trovò di fronte l'inferriata di cinta, verde,  che come un abbraccio stringeva a sé gli organi che garantivano l'approvvigionamento di acq…

Il Cavaliere, e la Luna.

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Allorquando il sogno
 si riflesse negli occhi della fanciulla,
il Cavaliere

smise i grevi panni di difetti intrisi
e armato di sole carezze
le afferrò la mano,

ed invidiosa la Luna,
la danza, illuminò... 




M.
(L'uomo dei difetti...)

Le mani sapienti.

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Libere saggiarono scaltre giacché bramate, , dove alle diverse,  il solo scorgere fu precluso. 



M. 
(L'uomo dei difetti...)

IL TURGORE DI QUELLA SOLA NOTTE.

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   E fu allora che il turgore di quella notte, spazzò via ogni notte...

   Declinò il crepuscolo,  dallo squarcio l'aurora s'avventò sulla fanciulla, e su quelle labbra che tumide e dischiuse,  or ora laceranti, saggiavano... e allorché dotte, arroventate e poi sapienti, la risanavano...  Perché al mistero mai s'arrese giacché ella l'ebbe scelte. E cullata fosse anche tra un milione, ovunque, l'avrebbe ravvisate...  Perché di quei baci stagliò il fragore allorquando spumeggianti l'avvolgevano,  e poi morbidi e lascivi, la riassettavano. Nel turgore, detonante, di quella sola notte... 
   E così come l'indaco non discioglie,  la voluttà di quell'incanto la resa ebbrae orgogliosa e fiera...  Dacché adesso, ella sapeva... 


M.
(L'uomo dei difetti...)

L'arcano Cavaliere e la Fanciulla

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   Ricordo che un giorno un Vecchio mi raccontò di una terra, di un lago, e di un guscio che galleggiava ad un palmo da una sponda delle sue.   In quel guscio di legno, in quella terra che neanche le mappe sapevano appuntare, viveva una fanciulla...
   Aveva modi gentili, e benché vivesse sola, ella non era triste. Sapeva di non essere una donna come le altre. Ma questo non le creava motivo di disagio. Trascorreva le giornate coltivando con passione i talenti per i quali era venuta al mondo. Leggeva e sognava, al giorno, e scriveva, alla notte. Poesie. Storie. Ricordi del suo essere donna. Desideri...
E quando le maglie dei pensieri non la vedevano assorta, era dedita a preparare leccornie, angeliche e fragranti.
Tutto quanto ella toccasse, diveniva florido, rigoglioso e zuccherino.
   Si racconta che in un pomeriggio invernale, assorbita e fragile, avesse appena ammassato della farina allorquando un’emozione, slacciata, s’abbandonò in stille su quell’impasto che poroso crebbe solenne sot…

Quanta storia dietro un Vecchio.

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Ad ogni nuovo respiro... Si fa la storia. Immaginandomi al "capolinea", vorrei potermi voltare e abbandonarmi ad un'ultima illusione: Aver fatto della buona storia. Quella che state per leggere, in particolare, è una riflessione alla quale sono intimamente legato.    La scrissi qualche anno fa, a matita... E la scrissi per me.
Davanti, avevo il camino. 
Alle spalle, i trentacinque anni che m'avevano veduto bambino, ragazzo, uomo.
Intorno, solo l'abbraccio dei ricordi. 
   Lo sguardo, solo in parvenza perduto a discernere tra le fiamme il punto angoloso dalla cuspide. Avrei voluto, forse dovuto, esser nudo per godere appieno della proiezione che, "al di qua" dei miei occhi, s'andava saggiando...
   Ho provato ad immaginare il vecchio che potrei diventare...




Non conquisto nuove terre per recintarle. Le conquisto per conoscerle.

A me non importa se l'Amore impazzisce ancora per il mio odore, se ho gettato la spugna o se ho deposto le armi. Quello che conta è av…

Il gelo divise ciò che il cuore mai spazzò.

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   E così come dalla corrente che fu d’Agulhas 
guizzò fiero il solitone,
così il vento che dell’altro ne fu il trespolo,
subitaneo, soffiò stanotte…

   Perché se è vero che l’uno rifugge l’altro per l’onor d’un rigore,
e d’una carta che canta… Allora,
sulla frequenza io già accordato,
attendo e mi domando cosa mai intonerà
allorquando quel cremisi che pulsando impazza,
annegherà in lucciconi,
terre, lembi, e quel fido rigore…
E al cuor non basta l’ammucchiar figure che a un tempo narravano la gioia del leccarsi al tramonto. 
Ferite vere, e ricercati giacché scarlatti voluttuosi rivoli…

   E benché a tono di chiusura quanto la ragion sussurra…
Ciò che col gelo il pavido divise,
l’arroventato cuore,
risorgendo, mai spazzò… 

E di questo, oggi ne son certo,
quella carta, salmodiando, narrò…



M.
(L'uomo dei difetti...)

Al ventur lerciume l'uomo fu forgiato da quel senno, che poi, fu il (P)rimo.

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Talvolta getti l'ancora e ti soffermi a riflettere sulle vicissitudini della vita, anche le meno tangibili...
Talvoltati fai un'idea di una persona già il primo giorno, e dentro di te vorresti fosse sbagliata...
Tenterà di convincerti di essere diversa da come tu la vedi... 
E provi a crederle... E' anche giusto farlo.
   Tuttavia, a ogni piè, capita, fosse anche dall'imposta più tetra,  che la nuda verità s'affacci spavalda ad illuminar ragione...E ti rendi effettivamente conto di chi hai avuto davanti.
   Però, stavolta, ironia della sorte, la delusione sarà tutt'altro che longeva, non ne rimarrai stupito...
In fin dei conti, lo sapevi già.
M.
(L'uomo dei difetti...)
[Post Scriptum]
Per i graditi ospiti al mio umile desco, ho sintetizzato, in un aforisma a mo' di promemoria, crudo e non meno illuminante, la digressione di cui sopra.
"Al ventur lerciume l'uomo fu forgiato da quel senno,  che poi,  fu il (P)rimo."

L'uomo del dì feriale.

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   Se ti manca l'aria solo quando sei da sola... Non curartene, perché a mancarti non sono io. 
A mancarti è un'idea.
L'idea che di me ti sei fatta.

   Allora io ti dico: Apri le finestre, tutte!
   "E ancor prima che l'ultimo pertugio fu dischiuso,
 leggiadra e tronfia, ella tornò a respirare...  Come fosse già notte, come fosse già Sabato, notte."

   Ma era solo un altro dì.  Feriale.
E non era il mio.


M.
(L'uomo dei difetti...)
[

IL DANDY

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A due passi da Piazza del Popolo c’era la Standa.
Adoravo perdermici dentro. Il compartimento moda intavolava già dopo l’ingresso. Il piano terra era letteralmente disseminato da abiti e articoli di merceria. Per raggiungere la scala mobile d’accesso al secondo piano dovevi mettere in conto uno slalom tra manichini, lingerie e stampelle adornate e pesanti piazzate su supporti rotanti di metallo. 
   Nel solo reparto dei dischi ci stazionavo almeno un’ora. Poi, un salto al piano rialzato dei libri e il danno era bello che fatto. Entravo con gli occhiali da sole e all’uscita, era sempre notte.
   I libri della Standa non frusciavano come quelli delle librerie che ero solito frequentare. Affondavo il naso tra le pagine mentre le facevo scorrere a raffica e sapevano di buono. L’odore dei libri nuovi è uno di quegli odori che non sai mai come descrivere, ma che riconosceresti tra mille e uno e più effluvi.
Quel pomeriggio, c’era un bel sole.
Saranno state si e no le tre. Per non attendere l’a…