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domenica 6 marzo 2016

Cosa conta davvero?

 
   
Ci sono giorni in cui l'umore prende i colori del cielo.
   Oggi è uno di quelli. Solitari. Malinconici. E malinconico, mi raffiguro.
   E allora, guardi fuori...
   La pioggia impatta contro le vetrate come raffiche di chiodi già spuntati, usati. Sai che pungono, ma anche che meno capaci penetrano.
   La vedi sbattere violenta e poi arrendevole scivolare via. <<Buona cosa!>>, direbbe qualcuno. Dipende, dico io.

   Io ho bisogno di botte forti, di lacerazioni che mi facciano vibrare perché uniche. Non sono per le raffiche blande. Sarà perché dopo aver provato l'accelerazione di gravità sulla Luna, quella sulla  Terra t'appesantisce. Mentre vorresti solo fluttuare.
Perché certi voli non saprebbero proprio come poter essere per tutti e non si possono smettere come se mai avessero decollato.
   E rivedi le tue giornate monche...
   Avresti voluto abbandonare tutto. Uscire al gelo col vento di traverso a tagliarti la faccia, le labbra  e occhi al cielo dissetarti attaccato a quella fonte che spontaneamente, a un tempo, t'accoglieva come il dono più prezioso. E fiera t'annegava d'amore, e di incertezza, ma era bella pure quella, perché era per te.

   Il tempo dà, il tempo toglie.
E t'accorgi che il tempo del chiarimento, non arriva mai. Perché certe cose, bisogna volerle in due. 
Per indole, preferisco l'amore alla guerra. E non è un cliché. Preferisco che mi si tolga il fiato con labbra sapienti, accordate e sovrapposte alle mie già fin troppo tumide, piuttosto che con un gesto delle mani. Preferisco le carezze al cuore in perenne stato aerobico. 
   Provi a formulare un pensiero e t'affanni alla ricerca di quel piccione che, stavolta, non passa. C'è sempre stato a imbrattarti il davanzale, eppure, oggi che doveva raccontar di te, non c'è. O forse non c'è mai stato perché, tanto, avrebbe trovato chiuso. Allora ti convinci che certi pensieri, desideri, non sia solo tu a saggiarli. Pensi che allorquando accordati brillino, e trovino da soli quel filo smarrito. E invece...
   Ti guardi intorno e t'accorgi di non esser più neanche così bravo a leggere, emozionare, a esser (S)peciale. 
E di rimando, subodori, d'esser fluito anche tu nell'ermetismo della sola ragione. Dove se privi della chiave del cuore, nulla è più decifrabile.

   Vedi riflesso nello specchio il volto e ti domandi: Cosa conta davvero? 
E nel petto t'illudi di non esser l'unico a meditar su siffatta questione. Benché rovente e passionale per natura, rilevando solo brina tutt'intorno, tenti di cambiare, e taci. Ma anche quello non va bene. Nulla, pare vada mai bene. Voglie e desideri in salamoia. E ti pare di non aver mai capito nulla. D'esser l'unico ballerino d'un passo a due mal assortito. O forse, sognato. Ma anche i sogni sanno come far male. E il dolore va rispettato. Trovo giusto ognuno parli del proprio e che non ci si addentri in giudizi su quello degli altri: perché difficile da presagire, e comprendere.
   Si sa, i rapporti tra le persone constano di ciò che dice l'uno, ciò che dice l'altro, e la verità (la Fallaci la sapeva lunga a riguardo...). 
   Quando si ha a che fare con qualcosa di grande, sia essa (A)micizia ovvero amore, non esiste orgoglio, rancore, esiste il solo volersi. E imparare dagli errori che, inevitabilmente, tutti sanno come commettere, nessuno escluso. E quando non si dispone di quell'altissima sensibilità atta a far questo ovvero i sentimenti non sono poi così turgidi è giusto sorridere alla vita, e guardare oltre.
  
Nella vita si può aver bisogno di tutto, non ci si deve vergognare per questo. Ma i sentimenti,  no. Quelli, non vanno elemosinati. Mai.

   Mi congedo dedicando ad (A)mici e viandanti un mio vecchio aforisma, e che sia di buon auspicio, fosse anche una carezza durante una giornata di pioggia.

"Trova qualcuno che (A)mi i tuoi difetti quando il sole brilla alto,

affinché dei pregi,
ne possa godere la notte."


M.
(L'uomo dei difetti...)

[Post Scriptum]
   Spesso mi è stato domandato il perché io utilizzassi in talune occasioni le parentesi tonde. L'arcano è presto svelato. Si tratta di una notazione che chiamo: notazione parentetica. Un vezzo per taluni. Di grande enfasi, per me. Le parentesi tonde vanno considerate alla stregua di due BRACCIA FORTI e allo stesso tempo DELICATE che PROTEGGONO l'oggetto del loro abbraccio.  Scelsi questa notazione molto tempo fa per argomentare la differenza, a mio avviso, in essere, tra (A)micizia e amicizia. Fondamentalmente serve per dar enfasi ad una parola o concetto. Per inciso: "(S)plendido" è un po' come dire "splendido", ma con l'aggiunta di un sentimento ovvero di vera partecipazione. E così l'abbraccio è dissimile dall'(A)bbraccio. Perché dentro un (A)bbraccio ci può essere un mondo che neanche il classico amore saprebbe come raccontare.

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