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mercoledì 6 gennaio 2016

Il carbone, e la befana.




Ero solo un ragazzino...
   Mi piaceva il carbone. Da morire. Quello dolce, a tocchi, che trovi nelle calze preconfezionate. O meglio, quello che trovavano i più fortunati. A me, non capitava mai. E questo mi dispiaceva, e non poco. Per i miei cuginetti, invece, era un appuntamento fisso. E quando non mi riusciva di rubarglielo, lo barattavo con qualche cianfrusaglia, e lo assaggiavo per mano loro.
   In famiglia facevo il discolo di proposito perché così m'avevano raccontare di fare. Eppure, niente. Non m'arrivava mai.
   La mia sorellina, ch'era più grande di me, mi faceva: 
   <<Il carbone sta dentro le calze piccole che si comperano alle bancarelle. A te la befana ha sempre portato la calza gigante piena zeppa di cose buone... Di che ti lamenti!>>
   Sarà..., mi dicevo. In effetti, a esser grande era grande, ma... Il carbone, neanche a pagarlo.
   A distanza di anni, da buon viandante, ci ho voluto riprovare.
   La scorsa notte sono incappato in una faccenda niente male, e dalle sembianze di donna. Avevo le vesciche ai piedi, avanzavo con la grazia d'un palo e decisi di tagliare corto. Permutai le luci con la penombra, il bitume col fango ghiacciato e rincasai aggirando il ponte della Acque Medie imboccando il tratto sterrato. 
   Fu allora che la vidi. Mi piombò sotto. Mi bastò di scrutarla per pochi istanti, e fui certo d'incanto di avere a che fare con la befana. Non ebbi alcun dubbio. Anche perché a un certo punto m'accennò qualcosa riguardo la scopa. E io, francamente, come sento scopa da una donna mai veduta prima, non mi formalizzo più di tanto, e penso subito alla befana.
  Era più bassa di me. Abbondantemente. Di quasi una testa. Mi diede un'occhiata sommaria e mentre fingeva di sistemarsi quella che a me, in parvenza, pareva una cinta allungata, ma che quelli che parlano bene avrebbero di certo chiamato gonna, mi disse: 
   <<Ti va?>>
   Mi ritagliai il tempo per un lungo respiro mentre ancora le osservavo la bocca dischiusa e malamente imbellettata.
   <<Mi perdoni, signora. Sono fuori per il carbone, stanotte>>, le replicai con fermezza.
   Prese a sollevarsi con entrambe le mani quel che rimaneva della stoffa sotto la vita. A quel punto, io che non dormo da piedi, immaginai lo stesse facendo per il timore che l'oscurità rotta da quell'unico fioco lampione, non m'avesse fatto ancora intendere che la befana tutto indossasse fuorché le mutande. <<Ragazzo, ho tutto quello che ti serve. Ed è tutto qui. Vieni, vieni... Che ne ho tanto di carbone, e fuoco.>>
   Le mie certezze, d'un tratto, vacillarono. E allora scaltro, m'attanagliò il dubbio. Non ero più affatto certo ci stessimo riferendo allo stesso articolo. Le posai il mio sguardo addosso, lo feci scorrere da capo a piedi e arrangiando poi le labbra in un ghigno, pensai: Allora la mia è proprio una condanna... Io e il carbone, uno da una parte, e uno dall'altra.
   Mi sistemai la tesa del queensland che portavo sul capo, e dissi la mia col tono più saggio che scovai:
    <<Si copra, signora. Fa freddo, stanotte.>>
   M'ero già avviato per una ventina di metri quando udii ancora la sua voce roca provenire da dietro, ben oltre le mie spalle.
    <<Ragazzo! Ragazzo, dico a te! Ma non avevi voglia di carbone? T'assicuro che così rovente...>>
   Ecco, se sette anni prima non avessi smesso di fumare, adesso, avrei frugato le tasche e tirato fuori Zippo e Chesterfield. Tutto m'era eccentricamente chiaro. Tanto ieri, da piccino, quanto oggi, da uomo.
   Torsi il collo, la guardai di traverso e spavaldo alzai testa, cappello e voce:
   <<Dice bene, signora. Dice bene! Certo che lo volevo, l'ho sempre voluto. Ma... Che le devo dire, evidentemente, non l'ho mai meritato.>>

M.
(L'uomo dei difetti...)

martedì 5 gennaio 2016

Il Viandante, e il Sognatore.




   Mi piace la dolcezza, e mi piace non doverlo nascondere. Mi piacciono le persone affabili, e pulite. Mi piacciono le persone che non si nascondano dietro un dito, che diventa una mano. Mi piacciono le persone trasparenti, e non mi riferisco alla figura. Mi piacciono le persone lontane dai riflettori, e dagli intrallazzi. Mi piacciono le persone che quando ti pensino guardino fuori dalla finestra alla ricerca di un piccione, e che poi lo seguano, innamorate, con gli occhi. Mi piacciono le persone per le quali le parole non siano il frutto del solo calcolo combinatorio applicato all'insieme delle lettere dell'alfabeto. Mi piacciono le persone che a labbra serrate sappiano come farti sentire unico, tra i tanti d'un mazzo. Mi piacciono le persone che sappiano come lasciare il mondo fuori, e con un gesto, puro, e non rubato, sappiano trasformare le lacrime in stille di vita. Mi piacciono le persone per le quali venga prima io, e solo poi, il fugace. Mi piacciono le persone che allorquando vinte dal desiderio di baciarti, non si vergognino, e non attendano la notte, quando tutti dormono. Mi piacciono le persone che dotte, umili, sappiano come discernere il vero dal verosimile.
   Sono un Sognatore perché nei miei sogni la terra dove le lacrime hanno il solo sapore della gioia, dove chi dice di volerti bene te ne vuole davvero, dove non sei solo un numero in una lista ordinata...  Ecco, nei miei sogni, quella terra esiste. Per questo sono un Sognatore.
   E in un mondo dove tanti sanno come rubarti tutto, consumistico finanche nei sentimenti, dove l'effimero e la superficialità leggiadri allorché spavaldi imperano... Ho bisogno di coccolare un sogno. Questo. Il mio. Perché fin quando saprò come sognare, io saprò d'essere ancora in vita. 
Per questo sono un Viandante.



M.
(L'uomo dei difetti...)

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