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mercoledì 23 dicembre 2015

I miei ricordi di Natale.

  


Mi fa piacere offrirvi un ideale calice di Bellavista e lasciarvi con qualche ricordo, intenso e denso perché pregno, di me, in stille.

Ci fu un tempo che mi vide piccino…
   Non saprei come parafrasarlo, ma allorquando nostalgico, talora malinconico, mi ritrovo ad abbandonare il corso d’opera a favore della mia infanzia, alla mente un solo mese, un solo luogo, e al corpo una sola percezione affiorano. Dicembre, e il freddo, fuori. I miei affetti raccolti di fronte al camino, al caldo, dentro.
   Mia mamma che stende castagne, patate americane, e mentre racconta aneddoti su antenati e Janare che giura essere veri, mi rimprovera di star troppo sotto, troppo vicino al fuoco, e al suo scoppiettio.
   Mi sembra di sentirla: <<Togliti di là! E tu, Stefà stai attento a Massimino! >>, ah be’, le mamme. Che bella invenzione le mamme. Su questo, poco è davvero cambiato, per lei sono Massimino anche oggi che ho quarant'anni e supero il metro e ottanta.
   E io, puntualmente, come se mai glielo avessi domandato prima: <<Mamma… Cosa sono quei fischi che fa il fuoco?>>.
<<Quelle sono le malelingue, Massimino.>>
<<Le malelingue? Parlano male di te?>>
<<No, solo di te. Adesso scaldati, e stai zitto perché devo studiare.>>, intromettendosi tra me e la mamma, mi rispondeva mia sorella che poi intenerita dal mio esserci rimasto male, sorridendo, mi passava la mano tra i capelli, scompigliandoli. E facendomi sentire ancor più piccolo di quanto in realtà io fossi. E mi piaceva. Perché ero un bambino. Perché il mondo e il suo lerciume non m’aveva ancora invaso le froge. Perché l’odore di certi istanti, te lo ritrovi impregnato nei ricordi fino alla fine. Quasi a volerti dire: questo è ciò che è stato. Questo è ciò che mai tornerai ad avere. Fattelo bastare. E invece, non basta mai. Le cose belle non bastano mai perché durano poco. Troppo poco. A cinque anni, come a quaranta. Sempre.
   Ho sempre avuto le mani gelate. Sempre. Mani e piedi ghiacciati. La mia sorellina ch'era più grande di me, ci scherzava: <<Hai le mani ghiacciate perché il sangue ti è finito tutto sulle labbra!>>, e tutti ridevano, e ridevo anch’io. Ma non sapevo il perché. Era bello e basta. Tuttavia, la spensieratezza, le risate, tutto faceva parte del conto. Perché le cose che contano non sono mai in saldo. E la vita, segna tutto. Il pareggio non esiste. Ma esistono le lacrime che copiose, mai paghe, m’avrebbero scortato, lungo gli anni a venire. Ma questa è un'altra storia.

   E allora, in attesa di raccontarvene altre e piacevoli:
   Buon Natale, di cuore.


M.
(L'uomo dei difetti...)

[Post Scriptum]


Eh, già, è di nuovo Natale. E di nuovo vi ho lasciato in compagnia dei ricordi di quando ero bambino. Sempre gli stessi, perché io mai fui più lo stesso. Ricordi di quando tutto era bello. Di quanto io e mia sorella Stefania scherzavamo, litigavamo e sorridevamo e piangevamo, entrambi sulla stessa terra. Un nuovo anno non è solo un anno in più sul groppone, ma è anche un anno in meno che mi separa dal riabbracciarla. E allora, io lo rispetto, perché esso non m'è ostile.

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