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mercoledì 6 maggio 2015

Era notte, ed eri mia.


Era Notte ed Eri Mia.


Era ieri,
ed era già notte.
L'avrei affrontata come le altre,
come le ultime, altre.
Pensavo.
L'un l'altra avviticchiate allorché disperse,
abitate forse, vissute mai.
Pensavo male.


D'improvviso una voce,
e quel timbro 
che più caldo
del cremisi della bocca che la soffiava, 

scuotendomi, mi braccò.
Suadente e poi fragore,
mi puntellava le labbra

come se mai l'avessero fatto prima.
Perché anche la Spina che s'addentri al petto

sa far dei brividi il dono,
e allora io dico:  pazzia sia, se è questo il canto!


Attonita.
Perché è meraviglia quanto nulla sia cambiato

allorquando Quel che suggeva un dì,
stanotte,
ancor beveva.


Stremato, fiero e impavido,

la richiamavo a terra perché ella di me facesse strazio
e poi grida e poi sole e poi luna e poi il nulla men che Due.
E volata via poi,

lungo un fianco incisa,
scarlatta,
la sua preghiera.


M.
(L'uomo dei difetti...)

[Post Scriptum]
   Ci sono momenti in cui una sensazione, un palpito improvviso, suggeriscono di fermarsi ed ascoltare l'eco delle tante domande che ponendosi s'annidano.
   Allora ti volti, e guardi...
E ti rendi conto che le risposte, talvolta, non necessitano affatto d'esser costruite né ricercate: è nel rumore assordante del silenzio, che discinte, s'adagiano...

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